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ARENA DI VERONA COPERTA O NO?

ARENA DI VERONA COPERTA O NO?

L’arena di Verona nell’occhio del ciclone per il dibattito che divide la scena

L’arena di Verona è in questi giorni al centro del dibattito politico e architettonico. A infiammare gli animi di chi è pro e di chi contro è il concorso di idee per la copertura dell’anfiteatro romano fortemente voluto dal sindaco della città Flavio Tosi e sostenuto dall’imprenditore Sandro Veronesi, Presidente del Gruppo Calzedonia.

Nell’aula magna del Politecnico di Milano sono stati presentati i tre progetti vincitori di un concorso nato con il difficile obiettivo di pensare a un sistema di copertura reversibile e realizzabile per «proteggere il monumento senza snaturare il contesto» spiega Marco Mastroianni, direttore generale del Comune di Verona, che più volte cita l’esempio del velarium degli anfiteatri romani.

Tra le 84 proposte pervenute (tra le quali il 28% provenienti dall’estero), il progetto prescelto è dei tedeschi Hubert Nienhoff e Knut Stockhusen dello studio Sbp&Gmp. Secondo il piano un anello perimetrale d’acciaio verrebbe posato sul margine superiore dell’architettura, a sostegno dei cavi retrattili su cui si fisserà la copertura vera e propria, fatti di teli che si aprono a ventaglio e si richiudono impacchettandosi lateralmente.

Al secondo posto invece troviamo Vincenzo Latina, architetto di Siracusa che propone un anello strutturale in sommità e un sistema di cavi aerei, questa volta fissi, a supporto di una serie di camere d’aria che, gonfiandosi, riescono ad accostarsi.

Il progetto arrivato terzo è infine quello di Roberto G. M. Ventura di Codogno (Lodi). Il suo progetto comporta una copertura posata su una gabbia di pali esterni all’anello dell’arena che prevede un sistema di raccolta dei teli centrale, sull’esempio della protezione realizzata per lo stadio di Varsavia in occasione degli Europei di Calcio del 2012.

Se l’amministrazione comunale e Veronesi sono unanimi nel sostenere la necessità di proteggere il monumento dalla pioggia che penetra nei gradoni e provoca continui crolli – oltre che di coniugare il restauro con l’ampliamento delle possibilità di fruizione – dal fronte dei no si alza la voce di Vittorio Sgarbi, che si è espresso a riguardo giudicando il progetto come un «crimine, un’idiozia totale».

Il processo è comunque ancora lungo. Servirà il nulla-osta ai vincoli architettonico e paesaggistico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e, nell’ordine, un progetto esecutivo. Circa un anno e mezzo di cantiere e 13 milioni di euro, per i quali si fa affidamento sull’Art Bonus e, soprattutto, su Sandro Veronesi.

Valerio Passera
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