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IL MUSEO POLDI PEZZOLI SI FA SOCIAL

IL MUSEO POLDI PEZZOLI SI FA SOCIAL

Svolta avanguardistica per la storica istituzione milanese del Poldi Pezzoli

Sulla pagina Facebook i commenti si sprecano: museo splendido, mostra indimenticabile. Giudizi entusiasti, in tutte le lingue. Non a caso, al Museo Poldi Pezzoli, le audioguide — oltre alle traduzioni di rito — parlano cinese, giapponese e russo.

È l’unico museo in città, insieme al Novecento e al Museo della scienza, a essere così poliglotta. Questo spiega il gradimento da parte dei turisti stranieri cresciuti nell’ultimo anno, soprattutto in estate, quando gli ingressi sono saliti del 10 per cento.

Alla vigilia della nuova stagione espositiva, la casa-museo di Via Manzoni diffonde dati positivi in un report sull’attività del 2016: 59mila le presenze reali accanto ai 110mila visitatori virtuali che hanno navigato nel sito e sui social, Twitter e Instagram, lievitati in media del 200 per cento.

«Sono dati notevoli anche per l’età del pubblico che abbiamo raggiunto con questi canali — dice il direttore Annalisa Zannitutti giovani fra i 25 e i 35 anni. Vuol dire che comunichiamo bene!».

A parte le degustazioni all’ora del tè e gli aperitivi amati dagli habitué, è merito delle iniziative pop. Se per la mostra sulle dame dei Pollaiolo furono inventati set fotografici per mettere in posa le ragazze di Milano davanti agli obiettivi di Galimberti, Maria Mulas o Giovanni Gastel, nei giorni scorsi le sale sono state invase da 150 studenti per una happy hour in terrazza, invitati a scattare selfie nelle sale con macchine offerte da Canon.

Internet adesso trabocca di sorrisi sotto i dipinti di Mantegna e Bellini, Moroni e Hayez. Cliccatissime la Pietà di Filippo Lippi e la Madonna di Botticelli, due capolavori che nel 2016 hanno raggiunto il Metropolitan Museum di Tokyo per una mostra blasonata.

«Arrivano richieste di prestito ogni anno; questo ci consente di promuovere il museo con relazioni internazionali».

Opere che vanno e opere che vengono. Nel caso delle donazioni, tanti collezionisti si fidano della valorizzazione che il Poldi Pezzoli può garantire ai loro tesori e siglano ricchi lasciti. L’anno scorso è stata depositata una raccolta di 74 porcellane del Settecento, oltre a un fondo archeologico con ceramiche d’ambito magno-greco, donate da Anna Maria Girardi e dai suoi figli.

«Ma per seguire un’attività frenetica serve un lavoro di squadra che metta a frutto le competenze di ognuno», ovvero di otto dipendenti, sei collaboratori, dieci custodi e trentotto fra volontari e stagisti. La macchina è perfettamente oliata, ma costosa. Il budget annuale per la gestione ammonta a 950mila euro, coperti da vari enti, dal Comune al Ministero, istituti bancari, Fondazione Cariplo e aziende private.

«Ma il 25 per cento entra con biglietti e bookshop». E non è poco. È un aiuto per le spese extra: l’illuminazione a Led è stata ultimata, mentre per la mostra di Pomodoro sono migliorate le luci nella Sala d’Armi. Eleganti, i nuovi armadietti del guardaroba testimoniano un gusto che non trascura i dettagli.

Un sogno nel cassetto? «Aumentare gli spazi con un piano di ampliamento. Un progetto di bellezza — come avrebbe detto Gian Giacomo Poldi Pezzoli al servizio del pubblico». Forse è già sulla carta. Vedremo.

Per sapere come arrivare al museo clicca qui.

Valerio Passera
Meet the author / Valerio Passera

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