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SAN VALENTINO: 7 FILM SULL’AMORE IMPOSSIBILE

SAN VALENTINO: 7 FILM SULL’AMORE IMPOSSIBILE

Sette proposte cinematografiche per un San Valentino diverso, per un’alternativa alle solite commedie scontate e melense. Film che raccontano l’amore senza filtri né parentesi rosa, nei suoi aspetti più crudeli e autenticamente romantici

Cosa c’è di più lontano dal vero spirito romantico di tutti quei film propinatici anno dopo anno dai palinsesti tv nel giorno di San Valentino? Come evitare le eterne riproposizioni su pellicola di storie alla Jane Austen, edulcorate e debitamente attualizzate? L’amore, e la sua ricerca, non sta (o almeno non unicamente, per fortuna) nelle dolci titubanze a rendita garantita di Mrs.Bennet nei confronti del tenebroso Darcy in ‘Orgoglio e pregiudizio‘, nei corteggiamenti di plastica di Richard Gere a Julia Roberts in ‘Pretty Woman’, negli insopportabili traccheggiamenti avvolti da una triste patina d’apatia hipster raccontati in ‘(500) giorni insieme’. Ma anche nello shock, nel trauma, nel conflitto, nell’impossibilità di un vero lieto fine perché, come cripticamente e vertiginosamente scrisse lo psicologo Lacan: “l’amore è donare quello che non si ha a qualcuno che non lo vuole”. Ecco 7 film per San Valentino che non dicono le solite cose.

POSSESSION, 1981: sublime horror sull’amore, sulle sue patologie e perversioni. La storia di una giovane donna (Adjani) che nell’attesa del ritorno del marito (Sam Neill) partito per un viaggio di lavoro che l’ha tenuto a lungo lontano da casa, passa il suo tempo con un amante ‘normale’ ed una creatura teratomorfa da lei stessa generata. Quando il marito lo scoprirà, la loro relazione si perderà in un vortice di sangue, violenza e follia. L’ambientazione (la glaciale periferia di Berlino), le furiose carrellate del regista, le espressioni da posseduta e tarantata dell’Adjani: tutto concorre a fare di questo film un capolavoro del romanticismo macabro e un’indagine senza tregua sulle possibili derive dell’amore. Zulawski è stato un decifratore delle apocalissi delle culture nazionali e del cuore umano, un folle dalle idee limpidissime.

BIANCA, 1984: Hitchcock secondo Nanni Moretti: Bianca è il film più tenero e disperato del regista romano, che riporta al cinema il suo personaggio Michele Apicella portandolo ai limiti patologici dell’intransigenza e autarchia, già indagati nei suoi primi film come ‘Ecce Bombo’ e ‘Sogni d’oro.‘ Bianca è un film sulle ossessioni di un solitario, un perfezionista prof. di matematica, sulla sua impossibile ricerca della purezza e dell’ordine: un’ossessione che gli impedirà di accettare l’amore che forse lo potrebbe salvare dalla follia, quello della collega Bianca (un’incantevole Laura Morante). Un film ricco di battute cult, che narrando la follia del protagonista svela per contrasto la povertà di spirito dei suoi ‘antagonisti’, al contrario di lui prontissimi ad accettare le proprie contraddizioni adagiandosi al conformismo sociale e sentimentale.

BUFFALO ’66, 1998: Un giovane scontroso e problematico, uscito di galera per un reato non commesso, e una candida ballerina di tip tap che si innamora di lui. Lui la rapirà e presenterà ai terribili ed anaffettivi genitori per giustificare ai loro occhi gli anni passati lontano da loro. Intanto prepara la vendetta contro chi l’ha costretto a finire in galera. Il primo (e ultimo) capolavoro di Vincent Gallo che interpreta il lunatico protagonista Billy Brown, un candido cavaliere fuori dal tempo, che agisce e parla solo in nome di due grandi ideali: il senso dell’onore e quello dell’amore. Una fiaba stralunata, commovente e ipnotica, per un San Valentino non necessariamente di coppia.

HAROLD & MAUDE, 1971: Commedia nera imperniata sulla relazione amorosa tra fra il ventenne Cort, ossessionato dal pensiero della morte, e l’arzilla settantanovenne Gordon. Passato sottotraccia all’epoca dell’uscita, col tempo è diventato un film di culto, pietra miliare dello sceneggiatore Colin Higgins. Da non perdere gli esilaranti tentativi di suicidio di Cort e da non dimenticare la splendida colonna sonora di Cat Stevens. Un film che innesta il racconto di formazione nella storia d’amore impossibile e che poteva essere girato solo in quei dorati anni a cavallo tra i ’60 e i ’70.

SPLENDOR IN THE GRASS, 1961: dramma sentimentale scritto da William Inge (che vinse un Oscar) su una ragazza emotivamente distrutta (Wood) che ricostruisce la sua vita dopo l’abbandono del compagno di scuola (Warren Beatty, al suo film d’esordio). Il film, ambientato nel Midwest dei tardi anni Venti, è un forte j’accuse contro il perbenismo e la morale sessuale dell’epoca, che sacrifica a capri espiatori i suoi gigli più belli e sensibili, come la bella e romantica Danie, icona della gioventù repressa che combatte da sola contro tutti.

UNA GIORNATA PARTICOLARE, 1977: Nel 1938, mentre Roma festeggia l’arrivo di Hitler in visita al duce, in un caseggiato popolare nasce una tenera e intensa amicizia tra la moglie di una camicia nera, donna ancora piacente ma provata da sei maternità e dalla fatica, e un suo coinquilino, ex annunciatore della radio esonerato dal servizio perché omosessuale. Quasi una pièce teatrale – il film si svolge pressoché in tempo reale – con due interpreti in stato di grazia. Lei lo ama perché rappresenta uno spiraglio di luce, libertà in un contesto di plumbeo e violento conformismo. Lui non può ricambiare. Straordinari e delicati Mastroianni e Sophia Loren per quello che è forse il capolavoro del compianto Ettore Scola.

SE MI LASCI TI CANCELLO, 2004: Siamo a New York, due giovani – la stralunata Clementine e il sensibile Joel – si rivolgono ad una società per rimuovere dalle proprie menti i ricordi della loro relazione fallita. Un film sul senso del tempo, del rimosso freudiano, malinconico ma illuminato da una verve divertita e autentica: graziato dal genio dello sceneggiatore Charlie Kaufman, totalmente a suo agio quando si tratta di indagare i labirinti dell’identità umana. Un film che fa filosofia senza darlo a vedere, una scatola cinese che nasconde mille fili, mille storie dedicate alla solitudine e all’incapacità di accettare l’imperfezione altrui. Per un San Valentino dolce-amaro.

Boris Stoinich
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