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‘TRAINSPOTTING 2’ E GLI ALTRI: IL CINEMA NEL WEEKEND

‘TRAINSPOTTING 2’ E GLI ALTRI: IL CINEMA NEL WEEKEND

Un fine settimana segnato dal sequel più atteso dell’anno, ‘T2-Trainspotting’, che riprende la vita degli spostati di Edimburgo a 20 anni dal primo film. E poi l’epico ‘The Great Wall’ con Matt Damon e l’attesissimo ‘Jackie’ con Natalie Portman

Un grande fine settimana nelle sale, con il ritratto della first lady Jacqueline Kennedy interpretato da una Natalie Portman lanciatissima verso la serata degli Oscar, l’epic movie sino-americano The Great Wall, il ritorno di Denzel Washington  e soprattutto T2-Trainspotting di Danny Boyle.

T2-TRAINSPOTTING: i ragazzi traviati di Trainspotting un futuro, almeno nella fantasia di Irvine Welsh, l’hanno avuto. Bolsi, falliti ma sempre pronti ad atti sregolati, hanno messo da parte le droghe e cercato di affiliarsi all’ipertrofica industria della pornografia, la ‘risanatrice’. Il sequel di Danny Boyle non è, come altri classici trafugati, rivisti e reinterpretati, un film nato per fare cassa, ma possiede ancora qualcosa dello spirito del primo episodio, uno spirito corretto dalla dolce-amara sensazione del tempo che passa, e tutto normalizza o, per essere più tranchant, livella. E fa riflettere, perché Renton torna con il suo celeberrimo mantra ‘Choose life’ che chiudeva il primo film, modernizzandolo dolentemente così:Choose life, choose Facebook, Twitter, Instagram and hope that someone, somewhere cares.’: a questo punto erano meglio le alternative della tv a maxi schermo, delle lavatrici, della bella tappezzeria. Meglio un’alienazione che riveli se non altro uno status sociale. T2-Trainspotting è un trip nel passato e nello stesso tempo nel futuro, un Amici miei tinto nell’acido lisergico, un film da vedere anche solo per capire come siamo cambiati, anche noi, negli ultimi 20 anni.

JACKIE: Natalie Portman è Jackie Kennedy nel suo momento più drammatico, quello immediatamente successivo alla morte di J.F.K.: la lotta della first lady con la rabbia e lo stordimento, l’affacciarsi alle conseguenze  immediate del trauma e la necessità di proteggere la propria famiglia mantenendo salda la forza e integrità, in uno dei momenti politicamente e socialmente più difficili passati dal popolo statunitense. L’attrice ha interpretato il dolore, lo spaesamento e la dignità di Jackie Kennedy raggiungendo un risultato straordinario, frutto di un lento e prudente avvicinamento al personaggio, fatto di studio certosino e slancio passionale, lanciandosi come favorita numero 1 per la conquista del premio Oscar per la migliore interpretazione femminile.

THE GREAT WALL: Mercenari europei a caccia della polvere da sparo in Cina finiscono con l’essere coinvolti nella difesa della Grande Muraglia contro un’orda di mostruose creature. La più colossale co-produzione cinematografica cinese è come aspettative uno stupefacente caleidoscopio di invenzioni visive ed effetti speciali, ma, al contrario della solida muraglia al centro del film, la storia è priva di fondamento. L’ibrido action fantasy tra creativi cinesi e americani non è andato a buon fine: la confusione regna e Matt Damon non fa certo una buona figura come eroe sovrappeso, spontaneo paragonarlo a quei campioni di calcio che vanno a svernare in qualche campionato orientale per i  compensi regali messi a disposizione.

BARRIERE: il solito film da Denzel Washington: tutto dignità, orgoglio, sfida retorica al potere a forza di rivendicazioni varie (di volta in volta razziali, professionali, sociali in senso lato). Qui l’attore interpreta Troy Maxson, musicista e fiero difensore dei propri diritti. Ma ha un lato debole, una seconda vita, e questo lo porterà sull’orlo dell’abisso.

BEATA IGNORANZA: i due insegnanti Ernesto e Filippo (interpretati da Marco Giallini e Alessandro Gassmann) sono due amici agli antpodi, uno rifugge la tecnologia, l’altro ci sguazza. La donna che gli ha divisi 25 anni prima, Nina, cercherà di salvarli dai loro eccessi attraverso un machiavellico progetto. Le macchiette dell’italiano non riescono perché gli italiani contemporanei non ci sono: e non perché sono persi a dialogare sui social o concentrati sulla lettura di una vecchia e polverosa edizione della Recherche di Proust. La loro parodia fa quindi buchi a prescindere.

DAVID LYNCH-THE ART OF LIFE:  Presentato in anteprima al Festival di Veneziza di settembre, ‘The Art of life‘ è l’ideale compendio visivo dei testi autobiografici che hanno aiutato gli appassionati ad avvicinarsi alla figura di Lynch, come ”Io vedo me stesso. La mia arte, il cinema, la vita’ recentemente pubblicato da ilSaggiatore, e il volume di meditazioni sul mestiere dell’artista ‘In acque profonde. Meditazione e creatività’ uscito per Mondadori ormai nel 2008. Ma ‘The art of life‘ è anche qualcosa di inedito: è la porta preferenziale per avvicinare, finalmente, le ossessioni che hanno animato Lynch e comprendere al meglio il suo passaggio dalla carriera di pittore a quella di regista e in particolare gli scambi che intercorrono costantemente tra le due sfere artistiche rintracciabili all’interno di tutta la sua filmografia, a partire da ‘Eraserhead‘, l’esordio del 1977: film in bianco e nero che deve il suo fascino conturbante proprio all’estetica pittorica del regista, alla sua capacità di proiettare sullo schermo angosce esistenziali commentate da immagini magnetiche di stampo (neo)surrealista.

 

 

 

Boris Stoinich
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